Testi maestri

Come osservare da scienziato e scrivere da narratore

Lo impariamo da un brano tratto dall’articolo di Carlo Rovelli “Il limpido cielo dell’Atacama”

Carlo Rovelli è un fisico teorico che quando scrive i suoi bestseller divulgativi (Sette brevi lezioni di fisica, L’ordine del tempo) o sui giornali, come in questo caso, non smette di esserlo. Rimane uno scienziato, che scrive con strumenti da narratore, talvolta da poeta. Non ci sono due voci che si danno il cambio, c’è una sola persona che guarda la stessa cosa da due distanze diverse.


Poche cose ci hanno aiutato in passato e continuano ad aiutarci oggi a comprendere il mondo, quanto guardare il cielo. Ma per guardare il cielo, serve un cielo limpido. E non ci sono posti al mondo con un cielo così limpido come l’Atacama.

Il nord del Cile, dove si trova il deserto dell’Atacama, è il luogo della Terra che più somiglia a Marte. Una regione che si estende per migliaia di chilometri fatta solo di pietra, sassi, e una terra brulla e rossastra. Non un albero, non un cespuglio, non un filo d’erba per centinaia di chilometri.

Una strana struttura orografica che confonde chi è abituato alle Alpi: ripida e scoscesa vicino all’oceano, si alza e si appiattisce verso gli immensi altipiani andini, che salgono fino a oltre 5000 metri di altezza. Come se chi ha disegnato le Ande si fosse divertito a scambiare il ruolo di pianura e montagna, mettendo la pianura in alto e le pareti scoscese in basso.

Per chi ama il deserto, forse non c’è posto altrettanto magico che queste vaste altissime pianure di sassi: la sensazione dello sterminato nulla. Sopra questo nulla, un cielo da mozzare il fiato: una luce accecante di giorno, e nelle notti senza Luna la più impressionante distesa di stelle che si possa immaginare: il cielo del deserto dell’Atacama.

Per la limpidezza di questo cielo, convergono qui gli astronomi da tutto il mondo. L’altezza riduce lo spessore dell’atmosfera. L’aridità riduce quasi a nulla l’umidità dell’aria. Guardare il cielo da qui è quasi come guardarlo da una capsula spaziale. I migliori strumenti che l’umanità ha oggi per scrutare il cielo sono qui. Il deserto dell’Atacama, il luogo più desolato e arido del mondo, è diventato l’occhio dell’umanità verso le stelle.

Tre microlezioni da portare a casa + -

1. Non annunciare le svolte
Due volte il testo gira su sé stesso, e due volte non lo dichiara prima. Nei testi che scriviamo per lavoro succede quasi sempre il contrario: annunciamo ogni cambio di direzione con un connettivo o con un sottotitolo, così chi legge riceve la svolta invece di compierla. Per i testi professionali va quasi sempre benissimo. Se invece stai scrivendo un discorso o un reportage, prova a tagliare “tuttavia”, “detto questo”, “passiamo ora a” e vedi l’effetto che fa. Attenzione però alla condizione che rende possibile il silenzio di Rovelli: qui la svolta arriva subito, a una riga dal punto, e chi legge la raggiunge prima di avere il tempo di perdersi. Quando invece prima del capovolgimento c’è un tratto lungo da attraversare, un avviso in apertura non rovina niente: aiuta a non perdersi.

2. Aumenta la credibilità con le attenuazioni
In venti righe che vogliono lasciarci a bocca aperta, Rovelli attenua cinque volte: “rossastra”, “oltre 5000 metri”, “forse non c’è posto”, “quasi a nulla”, “quasi come una capsula spaziale”. Sono esattamente le parole che cancelliamo per prime quando rileggiamo un “Chi siamo”, una brochure, un manifesto per suonare più sicuri e più netti. Ma non funziona sempre come nel marketing. Tieni le cautele dove sono motivate, e le affermazioni piene riacquistano peso.

3. Coinvolgi chi legge
Il paragrafo sull’orografia andina a rigore non serve alla tesi dell’articolo. È il più lungo, il meno funzionale, e un editor efficiente forse lo taglierebbe. Il pezzo diventerebbe più stringente, ma sarebbe un soliloquio: perderebbe la persona che sta leggendo, che entra proprio lì, dove si nominano le Alpi e le si chiede di capovolgerle nella propria testa. Prima di eliminare un passaggio perché “non serve”, chiediti a chi è che non serve.

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L’articolo è stato pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera il 6 giugno 2016 e ripubblicato nel libro Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza. Articoli per i giornali

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