Testi maestri
Come enunciare una regola attraverso una similitudine
Lo impariamo da "Thinking with Type" di Ellen Lupton
Ellen Lupton è una designer statunitense. Il suo “Thinking with Type” è tra i miei “libri decisivi”: ho tutte le edizioni, da vent’anni a questa parte, compresa l’ultima in italiano, con una strepitosa prefazione di Riccardo Falcinelli. Parla di come scegliere le font, impaginare un testo, creare una griglia e altre meravigliose cose che sembrano per specialisti ma insegnano a tutti ad apprezzare gli aspetti visivi di un libro, un manifesto, una pagina web. Lo fa con un tono di voce semplice e felice, con immagini ed espressioni che non ti scordi più.
Quando parla di scrittura, è fulminante e vince su guide di stile blasonate. Non è un caso: il suo mestiere è proprio decidere dove orientare l’attenzione di chi guarda una pagina e offrire una chiave visiva.
Le frasi sono come le scene di un film. Qualcosa avviene (l’azione) per opera di qualcuno o qualcosa (l’attore). Dai energia alle tue frasi chiedendoti dove dovrebbe cadere l’attenzione. Punta un riflettore sugli attori e su ciò che accade, introducili presto sulla scena. Una prosa attiva e concreta farà sì che la tua scrittura sia semplice da capire, divertente da leggere e accessibile a più persone.
Tre microlezioni da portare a casa + -
1. Scegli una metafora o una similitudine e restaci dentro
Qui la scena di un film non è una bella trovata, un ornamento buttato lì una volta sola: è un sistema. Scena, azione, attore, riflettore, introdurre, sulla scena. Ogni parola successiva viene dallo stesso mondo. Quando devi far capire una cosa tecnica, scegli un campo che chi legge conosce già e prendi da lì tutte le parole che ti servono. Un campo solo, però: due metafore in cinque righe si annullano.
2. Porgi una domanda, non una regola
“Chiediti dove dovrebbe cadere l’attenzione” ci fa riflettere; “preferisci la forma attiva” ci fa obbedire. La regola si può applicare anche senza consapevolezza o a sproposito, la domanda esige da noi una risposta. Nelle tue guide di stile, nei brief, nelle istruzioni ai colleghi, prova a sostituire almeno una prescrizione con la domanda da cui quella prescrizione è nata.
3. Prova a collocare il termine tecnico per ultimo
“Prosa attiva e concreta” compare alla fine, quando può solo confermare quello che si è già capito. Il termine tecnico, quando serve davvero, non va saltato, ma può essere spostato. Metterlo in apertura obbliga chi legge a fidarsi al buio; metterlo in chiusura gli regala la soddisfazione di riconoscere una cosa che aveva già visto.
Vuoi approfondire? + -
Ellen Lupton non è solo una grande designer ed esperta di typography, ma anche una persona divertente.
Leggi il post che ho dedicato al suo libro: Typography, rigorosa passione, e soprattutto seguila su Instagram, dove spiega cose complicate con l’aiuto di biscotti e pasticcini.
Affidiamoci ai testi maestri: dove ti racconto perché i buoni esempi sono meglio delle regole.
Parole concrete? Parole astratte? Parole tecniche? Ma come si sceglie? Prova con la scala dell’astrazione.
Non sempre, ma spesso, affidarsi ai tecnicismi tradisce solo la nostra insicurezza. Alcune indicazioni per capire quando serve davvero e quando possiamo farne a meno.
Magari ti chiedi cosa sia mai quell’energia di cui parla Ellen Lupton. La migliore definizione che abbia mai incontrato è di Roy Peter Clark:
“Il tuo testo deve muoversi, muoversi, muoversi. Dal concreto all’astratto. Dal particolare al generale. Dall’idea all’esempio. Dall’informazione all’aneddoto. Dall’esposizione al dialogo. Un buon testo è una macchina del moto perpetuo che porta avanti la storia e fa sì che il lettore senta l’energia.”
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