Testi maestri
Come animare le cose inanimate
Lo impariamo da www.bonnemaison.fr
Bonne Maison è un brand francese di calzini. Calzini molto speciali: i due sono spaiati, anche se è difficile accorgersene a un primo sguardo. Colori e forme sono infatti in totale armonia. Solo osservando meglio ci accorgiamo prima delle asimmetrie, poi che ciò che finisce in un calzino continua nell’altro. Anche se nascosti in parte dai pantaloni, non passano mai inosservati e nobilitano anche il jeans più anonimo. La loro comunicazione non è da meno, basta farsi un giro sul loro sito (in francese e in inglese, che ho tradotto per me e per voi):
Creazioni uniche
Dal 2012, Béatrice de Crécy racconta storie con i calzini Bonne Maison. Ogni stagione, tre storie composte da 12 modelli i cui colori e motivi dialogano tra loro.
In queste storie si incrociano bionde, clown, folle, trapezisti, donne nude, uccelli, cani, gatti, lumache, cavalli, topi, cavallette, serpenti e scimmie, in scenari montani, verdeggianti o surrealisti, paesaggi immaginari, con pois e righe, senza dimenticare peonie, garofani, iris, margherite, papaveri e altre meraviglie. Tutto questo piccolo mondo ha naturalmente l’ambizione di andare a sistemarsi, sgambettare e poltrire, svolazzare o stendersi belli comodi sui piedi, risalire sulle caviglie e persino avventurarsi fino ai polpacci. E a non stare attenti, anche i piedi finiscono per raccontare storie…
Tre microlezioni da portare a casa + -
1. Cerca la storia anche dentro, non solo intorno
Ci sono le storie che raccontano il mito di fondazione di un brand, o quelle intorno a un prodotto, un servizio, un progetto. Funzionano, se sono connesse profondamente con i valori di quel brand. A volte, ci sono storie da scoprire “dentro” un prodotto. Come se fosse un personaggio. Prova a chiedergli: “Ma che succede qui dentro?” O immagina di intervistare il prodotto e che ti risponda in prima persona.
2. Senza verbi, niente azione
I verbi sono il cuore pulsante del linguaggio: rendono un testo vivo, naturale, dinamico. Come un teatro in cui avviene qualcosa sotto i nostri occhi. Vale per qualsiasi cosa tu debba raccontare: non solo prodotti o esperienze desiderabili, ma persino un manuale tecnico o una circolare aziendale. Leggere di un’azione è già immaginare di farla.
3. L’accumulo parla di abbondanza, di infinito persino
Una lunga lista, che mette insieme anche cose disparate, non è necessariamente disordine: può esprimere anche abbondanza, lusso, ricercatezza. Può sfidare chi legge a capire cosa unisca tutte quelle cose e a immaginarne, per associazione, molte altre. Nel marketing, può suscitare sorpresa, curiosità, senso di infinito. E poi, una lista si fa leggere da sola!
Vuoi approfondire? + -
Nel post Ciak, azione! ti racconto perché i verbi sono così importanti anche nella scrittura professionale e ti offro 3 buone ragioni per amarli.
Una serie di bellissime liste d’artista sul blog The Marginalian.
E la più famosa lista di Umberto Eco.
Poi c’è il suo libro La vertigine della lista, pubblicato da Bompiani.
Sulla scelta delle parole giuste, perché precise, puoi leggere questo mio post: Per salvare le parole, (audacemente) usarle